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L’elemosina

9 aprile 2011

“Riscoprire il valore dell’elemosina, dell’intervento immediato, che non pretende di risolvere tutto, ma fa quello che è possibile al momento. E’ necessario un grande realismo e soprattutto evitare che essa diventi il surrogato di altri interventi più completi ed efficaci” (card. Carlo M. Martini).

La pratica dell’elemosina

Da sempre il digiuno, la preghiera e l’elemosina (o opere di misericordia) sono stati considerati come i pilastri della struttura portante della vita spirituale del cristiano e come le tre pratiche penitenziali, tipiche del tempo quaresimale. Sono state pensate insieme come se l’una senza l’altra non potessero sussistere: ”Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre opere, preghiera, digiuno, misericordia sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra” (dai Discorsi di Pietro Crisologo).
Essendo dimensioni così vere e profonde della realtà umana è facile riconoscerle presenti anche nelle altre esperienze religiose. Per l’Islam l’elemosina è uno dei cinque precetti (insieme alla preghiera, al digiuno, al pellegrinaggio alla Mecca e al riconoscimento di un solo Dio, Allah).

Anche nel giudaismo precristiano si praticavano diffusamente azioni caritative a favore del prossimo indigente. Basti pensare all’insistenza di prendersi cura degli orfani e delle vedove, di ospitare stranieri e pellegrini. Gli stessi profeti (in particolare Amos e Isaia) pongono la giustizia e la carità come condizioni per offrire sacrifici graditi a Dio.
Da qui si deduce che il rapporto con Dio e la cura della propria interiorità non vanno vissuti chiudendosi in sé stessi; non può mancare la dimensione sociale dell’apertura verso gli altri, a cominciare da chi è nel bisogno, superando l’egoismo e l’attaccamento possessivo ai propri beni. Ma proprio qui conviene qualche chiarezza.
E’ noto il famoso proverbio cinese: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”, ma si può parafrase anche in un altro modo, scriveva Giuliana Martirani in un suo libro Il drago e l’agnello (Milano 2001): “All’affamato da’ subito un pesce per sfamarlo, dagli la canna da pesca per pescare domani, ma soprattutto non rubargli più il suo lago”.
San Gregorio Magno nella Regola pastorale invitava i pastori a tener presente che: “Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, non facciamo loro delle elargizioni personali, ma rendiamo loro ciò che è loro. Più che compiere un atto di carità, adempiamo un dovere di giustizia”.

Per leggere l’intero testo:   L’elemosina

http://www.paoline.it

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