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Benedetto XVI: Apprendere l’arte del vero amore

11 novembre 2010

Il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato 100.000 ragazzi e giovani dell’Azione Cattolica Italiana che hanno partecipato ad un Convegno Nazionale sul tema: “C’è di più. Diventiamo grandi insieme”.

Nel corso dell’incontro il Papa ha risposto a tre domande, poste rispettivamente da un ragazzo dell’A.C.R., da una giovanissima e da un’educatrice.

Alla prima domanda: “Cosa significa diventare grandi? Cosa devo fare per crescere seguendo Gesù?” il Santo Padre ha risposto: “Quando sono stato ragazzo, (…) ho avuto il desiderio di essere un giorno molto grande; e non solo grande di misura, ma volevo fare qualcosa di grande, di più nella mia vita. (…) Essere ‘grandi’ vuol dire amare tanto Gesù, ascoltarlo e parlare con Lui nella preghiera, incontrarlo nei Sacramenti, nella Santa Messa, nella Confessione; vuole dire conoscerlo sempre di più e anche farlo conoscere agli altri, vuol dire stare con gli amici, anche i più poveri, gli ammalati, per crescere insieme”.

Alla seconda domanda: “Cosa significa amare fino in fondo? Come possiamo imparare ad amare davvero?” il Papa ha risposto: “Una grande questione. È molto importante, direi fondamentale imparare ad amare, amare veramente, imparare l’arte del vero amore! (…) Diventate grandi se siete capaci di fare della vostra vita un dono agli altri, non di cercare se stessi, ma di dare se stessi agli altri (…). È proprio vero: voi non potete e non dovete adattarvi ad un amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e di purezza. Questa non è libertà. Molto ‘amore’ proposto dai media, in internet, non è amore, ma è egoismo, chiusura (…) vi lega come una catena che soffoca i pensieri e i sentimenti più belli, gli slanci veri del cuore, quella forza insopprimibile che è l’amore e che trova in Gesù la sua massima espressione e nello Spirito Santo la forza e il fuoco che incendia le vostre vite, i vostri pensieri, i vostri affetti. Certo costa anche sacrificio vivere in modo vero l’amore – senza rinunce non si arriva a questa strada – ma sono sicuro che voi non avete paura della fatica di un amore impegnativo e autentico, È l’unico che, in fin dei conti, dà la vera gioia!”.

La terza domanda è stata: ”Cosa significa oggi essere educatori? Come affrontare le difficoltà che incontriamo nel nostro servizio? E come fare in modo che siano tutti a prendersi cura del presente e del futuro delle nuove generazioni?” Il Santo Padre ha risposto: “Essere educatori significa avere una gioia nel cuore e comunicarla a tutti per rendere bella e buona la vita; significa offrire ragioni e traguardi per il cammino della vita, offrire la bellezza della persona di Gesù e far innamorare di Lui, del suo stile di vita, della sua libertà. (…) Significa soprattutto tenere sempre alta la meta di ogni esistenza verso quel ‘di più’ che ci viene da Dio. Questo esige una conoscenza personale di Gesù, un contatto personale, quotidiano, amorevole con Lui nella preghiera, nella meditazione sulla Parola di Dio, nella fedeltà ai Sacramenti, all’Eucaristia, alla Confessione; esige di comunicare la gioia di essere nella Chiesa, di avere amici con cui condividere non solo le difficoltà, ma anche le bellezze e le sorprese della vita di fede”.

“Voi siete dei buoni educatori se sapete coinvolgere tutti per il bene dei più giovani. Non potete essere autosufficienti, ma dovete far sentire l’urgenza dell’educazione delle giovani generazioni a tutti i livelli. Senza la presenza della famiglia, ad esempio, rischiate di costruire sulla sabbia; senza una collaborazione con la scuola non si forma un’intelligenza profonda della fede; senza un coinvolgimento dei vari operatori del tempo libero e della comunicazione la vostra opera paziente rischia di non essere efficace, di non incidere sulla vita quotidiana. Io sono sicuro che l’Azione Cattolica è ben radicata nel territorio e ha il coraggio di essere sale e luce. La vostra presenza qui, stamattina, dice non solo a me, ma a tutti che è possibile educare, che è faticoso ma bello dare entusiasmo ai ragazzi e ai giovanissimi. Abbiate il coraggio, vorrei dire l’audacia di non lasciare nessun ambiente privo di Gesù, della sua tenerezza che fate sperimentare a tutti, anche ai più bisognosi e abbandonati, con la vostra missione di educatori”.

Il Papa ha concluso invitando i presenti a continuare “ad essere fedeli all’identità e alla finalità dell’Azione Cattolica”.  (VIS- Vatican Information Service)

http://www.cgfmanet.org/Spazio_giovani/mostradocumenti.asp?sez=6&SotSez=1&detSotSez=1&Doc=194&Lingua=1

 

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